Passa ai contenuti principali

IL VILLAGGIO INDIGENO DI GENTERORY

IL VILLAGGIO INDIGENO DI GENTERORY

Case di legno, giardini ampi, immersi nella foresta e a pochi metri da Puerto Pinasco, è il villaggio degli indigeni, della comunità di GenteRory. Venticinque famiglie, più o meno, tanti bambini, tante donne, pochi uomini. Dicono che loro lavorano nelle grandi fattorie di bestiame e tornano solo ogni tanto. Qualche famiglia però c’è. Sempre accoglienti, sempre circondati da animali, sempre lì ad attendere.

Non è facile descrivere questo popolo originario, che sta alle radici di questo Paese. Un popolo nomade, ormai relegato in territori relativamente piccoli, ancora nel tentativo di condividere la vita con sorella natura. Gli indigeni sono stati sfrattati, calpestati, usati come schiavi. Nei secoli delle conquiste i gesuiti hanno tentato di proteggerli creando le Riduzioni, città nelle città, con un’invidiabile organizzazione sociale. I Padri missionari avevano compreso la grande intelligenza degli indigeni e le grandi capacità che avevano. Così con loro hanno costruito vere e proprie opere d’arte, hanno studiato il cielo, hanno creato musica.

Ma quando, nel 1768, i gesuiti furono cacciati dal Paraguay, come da altri tanti paesi nel mondo, gli indigeni abbandonarono le riduzioni e tornarono nella foresta.

Mi è davvero difficile entrare in questa logica di vita. Eppure la semplicità con cui si lasciano guidare dal Creato è affascinante e nello stesso tempo illuminante.

La natura è rigogliosa, invadente. Gli animali, che siano mucche, asini, cani, cavalli, maiali, galline, pappagalli, girano indisturbati accanto ai motorini che sfrecciano. Le piogge sono scrosci d’acqua importanti, che rendono la terra una palude. Non si può uscire se non per giocare e scivolare. Il sole è caldo, impone la sua presenza senza lasciare tregua. È il tempo che fa da padrone, non l’uomo. L’uomo ancora qui accoglie, lascia che sia, non si scompone. Se piove non si esce, perchè le strade sono impercorribili e le case allagate. Se è molto caldo il corpo reclama riposo, che non è solo un non far niente, ma è uno stare insieme, sempre, all’ombra, dialogando.

Per arrivare qui dalla capitale ci vogliono 10 ore di pullman e quasi altrettante di barca. Quasi un giorno intero, se tutto va bene. E questo perchè non ci sono strade asfaltate. Nel Chaco la maggior parte degli spostamenti avviene lungo il fiume. Sono viaggi lenti, di ore e ore, immersi tra sponde di foresta. È un’ingiustizia, e forse, ancora, una grazia, perchè ritma la vita diversamente, permette di gustare altro, e di lasciare che il potere non si trasformi in velocità, e la velocità nella fine della contemplazione della firma di Dio in questa spettacolare Creazione.

Non è solo poesia la vita qui. È povertà, mancanza di prospettive, isolamento. O meglio, ai miei occhi europei è tutto questo. Per loro, non lo so. Ancora non mi è stato dato di capirlo. Continuo a guardare, a gustare, a pormi domande. E soprattutto a sorridere di fronte a quella libertà di chi non si preoccupa, ma accoglie.

Suor Serena Vasconi

Post popolari in questo blog

DA FORLI' AL MADAGASCAR

DA FORLI' AL MADAGASCAR      Vorrei iniziare, presentando la situazione del mio paese: il Madagascar. Come tutti i paesi del Sud del mondo, l’85% del popolo malgascio è povero, nonostante le ricchezze che il Signore ci ha dato nel sottosuolo, come oro, zaffiri, diamanti, terre rare, nel mare con tante qualità di molluschi e pesci e sulla terra dove tra i prodotti più importanti, oltre il riso, che è il nostro primo alimento, produciamo frutti tropicali, vaniglia, caffè e cacao, che sono esportati, ma non certo a vantaggio del popolo. Nel 1960 abbiamo avuto l’indipendenza dalla colonizzazione francese, ma ancora oggi viviamo una grande dipendenza da essa. Nonostante la povertà, il popolo non si arrende e lotta giorno dopo giorno per poter vivere. Lo Stato non riesce a rispondere ai bisogni della gente, per questo sono pochi i ragazzi che possono frequentare la scuola, pochi quelli che possono curarsi in caso di malattia. Infatti mancano le strutture, gli ambulatori e gli ...

MADAGASCAR, CONTRADDITTORIO MADAGASCAR

MADAGASCAR, CONTRADDITTORIO MADAGASCAR Se si dice Madagascar si pensa subito al mare cristallino, ai baobab e ai lemuri.  Ma il Madagascar è altro, è contraddittorio.  È il caos più totale di Taná e allo stesso tempo il silenzio assordante della periferia.  È i taxi brousse pieni di gente che portano sopra il  tetto i sacchi di patate e di riso.  È la terra rossa di Ampahimanga È sporcizia e poca igiene  È i cappelli di paglia  È la luce che salta e le stelle nel cielo  È una lingua un po’ cantilenata, il Malagasy  È strade sterrate piene di buche che sanno far venire il mal di mare  È sorrisi sdentati e pieni di amore  È i bambini che mendicano ma è anche bambini che cantano felici “Mandihiza rahitsikitsika” È i piedi scalzi, i vestiti bucati e sporchi, i pidocchi  È accoglienza  È avere nella stessa strada stretta bus, auto, persone, moto, bici e carri trainati dai buoi È un “ rahampitso milalao”  detto ai bimbi...

DOVE LA SCUOLA INIZIA E DOVE FINISCE

DOVE LA SCUOLA INIZIA E DOVE FINISCE  "La scuola  ha l'obiettivo d’impegnare con costanza nello studio per permette a tante persone di essere riconosciuti nella loro dignità umana. La scuola è un mezzo per educare i bambini e i ragazzi su vari fronti, a partire dallo sviluppo tecnologico, per saper accogliere i cambiamenti del mondo. Il suo compito, pur nella sua difficoltà, cerca di dare educazione e formazione per una  vita migliore." (Suor Marie Louisette) Ny sekoly dia miezaka hahatratra ny tanjon'ny fanabeazana manabe ny maha olona manontolo ho antony ny ho avy". Azo lazaina fa mananosarotra ny fanabeazana ny ankizy fa indrindra ny tanora amin' izao fotoana izao manoloana ny zava-misy sy ny fanatontoloana. Na izany aza anefa dia miezaka ny sekoly hanabe azy ireo amin' ny lafiny rehetra mba hahazo vokatra tsara ihany koa. SCUOLA  SAN GIUSEPPE - ALAROBIA La scuola san Giuseppe Alarobia comprende la scuola materna, scuola elementare, scuola media ...